Possiamo accettare che l’adozione non interrompa del tutto i legami di origine? Possiamo riconoscere che mantenere alcuni rapporti con la famiglia di nascita possa essere positivo per il “mio bambino” e per la sua crescita? A partire da queste domande, l’incontro dello scorso 7 febbraio con i giudici onorari del TM ha introdotto il tema dell’adozione aperta attraversando più in profondità alcuni pregiudizi riguardanti il mondo adottivo.

Nel tempo siamo passati da un modello in cui si pensava che, per il bene del minore, fosse meglio secretare la sua storia precedente, a uno che invece riconosce quanto sia importante ricordarla e recuperarla per il suo benessere. Oggi, però, siamo chiamati a fare un passo in più: non solo non cancellare quella storia, ma, in alcuni casi, mantenerla viva anche nel presente, senza compromessi tra prima e dopo.

Sappiamo che l’adozione è prima di ogni cosa una forma di accoglienza e di apertura, che deve rispondere prima di tutto ai bisogni del bambino, non a quelli degli adulti. L’adozione aperta, in special modo, può aiutare a ridurre lo strappo che l’evento adottivo inevitabilmente comporta, permettendo al bambino di non perdere del tutto, laddove non ci siano stati abusi o maltrattamenti, legami originari significativi.

Le ricerche mostrano che ciò che incide maggiormente sul benessere dei figli adottivi non è tanto il contatto con la famiglia di nascita, quanto la qualità della comunicazione all’interno della famiglia adottiva, chiamata a condividere significati ed emozioni, anche quelle più difficili e dolorose. Ogni bambino ha bisogno, in special modo, di essere accompagnato ad affrontare il tema della doppia appartenenza. Risulta fondamentale tenere insieme il passato e il presente del bambino, nel compito, spesso complesso, di integrare la propria identità e tenere i pezzi della propria vita. Se non ci apriamo a questa possibilità, rischiamo di ignorare l’importanza della continuità affettiva. Sensibilizzare le famiglie adottive su questi temi fa la differenza.

L’adozione aperta ci obbliga, in ultimo, a occuparci seriamente anche del periodo post adozione senza lasciare sole le famiglie. Rispettando l’evoluzione dei bambini e del sistema familiare, risulta infatti necessario prevedere risorse, servizi e accompagnamento nel tempo.

Sebbene la legge italiana non preveda espressamente l’adozione aperta, la normativa si sta evolvendo per rispondere alla necessità di non recidere ogni legame con le origini. Se l’adozione “piena” tradizionale comporta l’interruzione dei rapporti giuridici con la famiglia biologica, strumenti come la Legge 173/2015 sulla continuità affettiva permettono oggi di stabilizzare il legame tra il minore e le famiglie affidatarie che lo hanno accolto, preservando spesso le relazioni già instaurate con i familiari di nascita. A ciò si affianca l’adozione “mite” (ex art. 44 L. 184), una forma di adozione semplice che, pur non essendo sovrapponibile al modello “aperto” anglosassone, consente il mantenimento del rapporto giuridico e relazionale con la famiglia d’origine. Un quadro normativo che in qualche modo si va sempre più aprendo a un orientamento, nei percorsi adottivi, verso l’integrazione dell’identità del bambino, tenendo insieme i pezzi della sua vita passata e presente.

Per saperne di più

  • Adozione mite, adozione aperta e ricerca delle origini di Giovanna Beck e Marco Chistolini (FrancoAngeli, 2024): Analizza rischi e benefici dei contatti tra famiglie adottive, adottati e origini, con capitoli su aspetti giuridici, ricerche empiriche e criteri operativi per il minore. Clicca qui
  • Adottare un bambino e poi? Alcune riflessioni sul post adozione di Silvana Guerra: Riflessioni pratiche sul periodo post-adozione, basate su esperienze con la Commissione Adozioni Internazionali, per non lasciare sole le famiglie. Clicca qui

Se cerchi supporto e accompagnamento nel tuo percorso adottivo e se vuoi saperne di più sull’Adozione Aperta entra nella rete familiare dell’associazione All’Improvviso NOI