Si è concluso con una partecipazione attenta e profondamente coinvolta l’incontro promosso dalla nostra associazione che ha visto come protagonista la psicoterapeuta Anna Maria Cannata. Ciò che resta di questo significativo incontro è una riflessione densa e necessaria sul ruolo della famiglia come spazio di cura, analizzato partendo dallo sguardo più fragile e autentico: quello del minore.

Il trauma nasce nell’ombra, la cura nasce nella rete

L’analisi della dottoressa Cannata ha messo in luce la complessità delle famiglie d’origine dove si innescano dinamiche traumatiche. Che si tratti di abbandono, violenza diretta o assistita, disfunzionalità o abusi, queste ferite segnano profondamente il percorso di crescita di un bambino.

La gestione di tali traumi però, non può e non deve essere un compito delegato esclusivamente all’autorità giudiziaria o ai servizi sociali. Il superamento del trauma richiede un approccio multidisciplinare: un complemetarietà di attori che vede educatori, comunità terapeutiche, psicologi e assistenti sociali insieme per lavorare sulle relazioni della famiglia d’origine per tentare, ove possibile, di ricondurle a una genitorialità “sufficientemente sana”.

Quando il ritorno alla famiglia d’origine non è percorribile, il minore approda a una nuova famiglia, portando con sé delle crepe, alcune evidenti, altre che restano invisibili per anni, nascoste sotto la superficie di nuovi equilibri.

La famiglia adottiva si trova così in una posizione unica: è il luogo dove quelle crepe possono tornare a far male, ma è anche l’unico luogo in cui qualcuno può decidere di restare, raccogliere i cocci e tenerli insieme, metaforicamente come il Kintsugi, l’arte giapponese di riparare la ceramica con l’oro: la crepa non rende inutilizzabile un oggetto, piuttosto lo valorizza!

In una relazione familiare, quell’”oro” è fatto di:

  • Ascolto attivo e attenzione costante;
  • Cura e presenza fisica ed emotiva;
  • Coraggio di chiedere aiuto.

Uno dei punti cardine emersi durante l’incontro è il superamento del mito secondo cui “l’amore basta a tutto”. Davanti a traumi complessi, l’amore è la base, ma la struttura deve essere sostenuta da specialisti, consultori e personale qualificato. Supportare i genitori nel loro percorso e orientare il minore nella sua crescita è un lavoro di squadra che non ammette solitudini.

All’improvviso Noi: una rete per non sentirsi soli

L’associazione All’improvviso Noi si riconosce pienamente in questo processo collaborativo e di rete esposto dalla dottoressa Cannata. Crediamo fermamente che nessuna famiglia debba affrontare queste sfide in isolamento.

Attraverso incontri informativi, colloqui di sostegno, gruppi di ascolto e giornate di formazione come quella appena trascorsa, ci dedichiamo ogni giorno a facilitare la crescita emotiva delle famiglie. Il nostro impegno è volto a creare uno spazio dove le famiglie adottive possano sentirsi non solo comprese e supportate, ma profondamente valorizzate nella loro straordinaria e coraggiosa avventura genitoriale.


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